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Pensavo fosse un problema di comunicazione

di Bianca V. · scritto ottobre 2026 · racconta gli anni dai diciannove ai trent'anni, e oggi

Riflessioni intorno al bere

19 anni: mi sentivo emarginata, esclusa, perdente, debole, diversa, incompresa… mi sono innamorata di un ragazzo. Ho cominciato a frequentarlo assieme al suo giro di amici. Quel gruppo di persone, con i quali mi sono divertita tantissimo, mi facevano sentire meno diversa… perché loro erano strani! E accettavano, anzi apprezzavano, la mia stranezza.

Che si faceva?

Prima di tutto si beveva: e vai con il conformismo, dato che tutti bevevano!

Ma veramente ero emarginata? No.

C’era un po’ di vittimismo, un po’ di psico melodramma che mi piaceva provare a quell’età, e un po’ di particolarità mie, che davvero mi differenziavano.

Per questo bevevo?… mhmm… No…

Ho pensato che mi servisse per stare meglio con gli altri…

Sì… ma è una giustificazione.

Forse ognuno di noi si sente diverso e si giustifica cercando un aiuto per sentirsi meglio in questo mondo; perché, alla fine… quando hai vent’anni, in realtà… ti spaventa. O ci spaventa sempre?

E poi l’amore ti rende insicuro… hai paura di non piacere… hai paura che finisca… perché è troppo bello quando lo incontri, l’amore.

Insicurezza, confusione, non sapere che fare nella vita… insomma un ventenne è fragile e cerca nell’alcol un po’ di forza. E naturalmente… divertimento!

Torniamo alla storia… Dove bere? Si cercava un baretto “smarso”, dove pagare poco; che fosse un po’ fuori mano, per nascondersi dal resto della società, che ci poteva criticare. Questo posto diventava un rifugio e anche una trappola… Si usciva la sera per fare qualcosa e alla fine spesso si passava tutto il tempo lì… o da un bar all’altro, o nel migliore dei casi, dal bar si andava a ballare, continuando a bere.

Uno di questi rifugi è stato il Buenaventura, che mi ha portato tante cose belle, esperienze, amici, cultura… ma anche questa problematica relazione con l’alcol.

Si beveva penso per esagerare un po’, o anche più di un po’! Per “amplificare” la realtà, perché non ci bastava vivere le cose per come erano. Io ero al mio primo amore, che era già una cosa fortissima… perché non mi bastava? Beh, perché lo faceva lui, quindi mi sentivo di farlo anche io; e lui perché lo faceva? Non lo so… però credo che una volta che lo fai… la realtà così è meglio, per cui hai sempre voglia di farlo.

Adesso mi basta la realtà; adesso non è il bere che mi fa gustare la vita: sono le emozioni, le relazioni di qualità, la poesia delle cose, un diverso punto di vista, la natura…

L’inizio del “bello”

La fase di scoperta dell’alcol; il bere come una sorta di rivelazione; come se il mondo mi rivelasse per la prima volta i suoi colori brillanti, la poesia di ogni cosa, lo speciale… E all’inizio c’era anche l’amore, quindi c’era già una grande carica emotiva, amplificata dall’alcol, e bastava bere poco.

Innamorata, con un po’ di alcol in corpo… ho pensato che era talmente bello che per me la vita poteva finire anche in quel momento, perché mai sarebbe stata più bella.

Ripenso a quanto è stato divertente stare in contatto con persone di questo tipo: i beoni, chiamiamoli così… erano personaggi divertenti, fuori dalle righe, controcorrente… Ripensare a come mi sentivo in quella modalità, mi viene anche voglia di riprovarla quella sensazione; provare addirittura altre sostanze, che non ho (quasi) mai provato, perché c’è la tendenza in me a evadere dalla normalità; mi è sempre piaciuto tutto quello che era diverso, insolito. Non che il bere sia una cosa insolita, perché invece è molto solito (ma non so se tra i ventenni di oggi è ancora così diffuso).

E sul peccato? Non diciamo niente sul peccato? Di quanto è bello ed eccitante per una ragazza educata in una società cattolica, come quella veneta, quant’è eccitante peccare! Peccare, trasgredire, uscire dalle regole… che ruolo ha nel bere questa eccitazione del peccare… il sesso, la trasgressione, il divertimento, lo stare in compagnia, fare cose strampalate, sentirsi belli, vedere gli altri belli…

L’inizio del “brutto”

Poi smise di essere bello e divertente. Arrivò l’inizio del “brutto”, dei problemi… non è questo scritto però il luogo dove raccontarli tutti.

Ma cominciò così: mi creava disagio e ansia una certa modalità di comunicazione, aggressiva. Io pensavo fosse un problema di comunicazione… invece il problema era l’alcol, che tirava fuori aggressività anche ai più placidi. Amici che battevano i pugni sul tavolo… prepotenza, con talvolta un attraente risvolto di passionalità.

Erano giunti i 30 anni… Avevo a che fare con gli alcolizzati. Erano lo stesso tipo di persone che frequentavo prima, ma non più ventenni. Quelli strani, stravaganti, divertenti, controcorrente. A trenta erano alcolizzati. Erano? Eravamo? Beh un po’ certo anche io. Il paragone non teneva… gli amici bevevano infinitamente di più… ma bevevo.

Era cominciato il fastidio, in seguito allo “sbroccare” di qualcuno a me caro, con relative molestie psicologiche e paranoie da contenere; timore, paura, vergogna, la mancanza di fiducia, essere sempre al verde (perché bere costa), le preoccupazioni per la salute, e tante altre cosette che hanno reso la vita pesante.

Ho cominciato a sospirare di continuo (il mio corpo mi parlava chiaro!)… perdita del mio equilibrio emotivo, con conseguenti piccole crisi isteriche.

E adesso?

E adesso? Com’è la questione? Sono passati molti anni dai miei 19 anni!

Adesso se sto in compagnia di un ubriaco… molto spesso non lo sopporto! Con le opportune distinzioni perché non sono certo tutti uguali. Non sopporto la molestia, le parole a vanvera… perché quante ne dice un ubriaco di parole a vanvera! Al tempo mi sembravano parole interessanti… quanta vanvera… che parola simpatica… vanvera!

Adesso? Dopo periodi di conflitti interiori, riflessioni, maturazioni, allontanamenti e riappacificazioni… mi piace ancora bere; sono attratta da quel senso magnifico di stordimento, rilassamento, euforia selvaggia… però ci sto attenta, semplicemente mi fermo. Cosa mi convince a fermarmi? Passioni, interessi, desiderio di conseguire degli obiettivi, impegni presi, di lavoro e con le persone e altro ancora mi aiuta a scegliere di fermarmi.

Il bere invece ti porta a perdere tempo e a trascurare i rapporti importanti.

Ora ci rifletto… ne parlo con le persone. La fase di grande arrabbiatura credo sia finita. Vorrei rifletterci in maniera neutra, senza essere così coinvolta ma questo non è possibile perché ci sono delle ferite rimaste aperte.

Vorrei condividere delle riflessioni e vorrei curare le ferite.

Uomini importanti nella mia vita… beoni. Mio padre no, nemmeno madre.

Ho anche frequentato delle persone che non bevevano ma per starci bene dovevo trovare qualcosa di profondo che ci accomunasse, che rendesse il tempo insieme significativo.

Il bere e le persone a esso collegate mi hanno anche insegnato delle cose: ho imparato a entrare in un bar di vecchi senza farmi problemi; a bermi una birra da sola se mi va; ad andare in un ristorante e mangiare da sola se mi va; a non distogliere lo sguardo dalle miserie dell’anima; a cercare di essere comprensiva verso la debolezza, il fallimento, l’abbrutimento, la rinuncia… mi ha insegnato a cercare di non subire condizionamenti della società e a prendermi anche la responsabilità del non voler subire condizionamenti della società.

Mi sento uscita dalla mischia… Ma ancora non mi fido. Ho paura nel credere a chi mi dice che beve controllandosi. Può scatenare una certa indomabilità! Il potere di Dioniso è grande!