# Sperimentavamo perché ci sentivamo a casa
> Enrica B. — uno sguardo sul Buena come *infrastruttura sociale*: non si fumava dentro, il calcetto era sotto il portico, e la sera che è nata l'idea delle cene marocchine con Mohamed. *«Si arrivava da soli o in compagnia, ma si finiva sempre la serata con qualcuno di nuovo.»*


Il Buenaventura era un posto vitale e accogliente, forse proprio perché la gente ci viveva veramente! Si tentava di dare spazio a proposte culturali dal basso, ma si trovava comunque sempre qualcuno con cui bere una *Kazzoski* senza pretese.

È così che nascevano le cose: io, per esempio, lì ho conosciuto Mohamed ed è nata l'idea delle cene marocchine.

Sperimentavamo perché ci sentivamo a casa e c'era la possibilità di fare usando l'infrastruttura. Fondamentale era il fatto di non fumare dentro e di avere il calcetto sotto il portico, elementi chiave per la dinamica relazionale.

Al Buenaventura si costruiva comunità, nel senso che si arrivava da soli o in compagnia, ma si finiva sempre la serata con qualcuno di nuovo.

Poi ci sono stati tanti corsi: djembe, clownerie, fotografia… Il mio compagno credo li abbia fatti tutti. Io nessuno.

— Enrica B.

