Sperimentavamo perché ci sentivamo a casa
Il Buenaventura era un posto vitale e accogliente, forse proprio perché la gente ci viveva veramente! Si tentava di dare spazio a proposte culturali dal basso, ma si trovava comunque sempre qualcuno con cui bere una Kazzoski senza pretese.
È così che nascevano le cose: io, per esempio, lì ho conosciuto Mohamed ed è nata l’idea delle cene marocchine.
Sperimentavamo perché ci sentivamo a casa e c’era la possibilità di fare usando l’infrastruttura. Fondamentale era il fatto di non fumare dentro e di avere il calcetto sotto il portico, elementi chiave per la dinamica relazionale.
Al Buenaventura si costruiva comunità, nel senso che si arrivava da soli o in compagnia, ma si finiva sempre la serata con qualcuno di nuovo.
Poi ci sono stati tanti corsi: djembe, clownerie, fotografia… Il mio compagno credo li abbia fatti tutti. Io nessuno.
— Enrica B.
