Un'officina di possibilità
Si era capitati per caso perché tutti ne parlavano… tutti chi? Amici di amici e anche gli amici dei miei che avevano ben pensato di far sapere a mio padre che quello era un posto poco per bene… ma per fortuna, pur non essendo mai stata chissà quale ribelle, avevo deciso che, ovvio, avrei visto quel posto!
Così una sera siamo finiti su quei tre gradini… e fatico a ricordare le prime cose avvenute ma ricordo benissimo i colori, i suoni, l’atmosfera… e poi piano piano iniziavano relazioni, scambi, discorsi…
Inizio a fare la barista con un gruppo di ragazzi “giocosi” e soprattutto che dicevano che quella birra fosse buona…. Ci organizzavamo, facevamo… tutto funzionava e le persone non solo erano felici ma producevano idee inaspettate!!! Sembrava un processo quasi spontaneo come la riproduzione, come il cambio delle stagioni, come il ciclo dell’acqua… si stava bene e nascevano idee… e quindi nascevano amori, arrivavano persone interessanti, si ascoltavano musiche nuove, si leggevano cose intelligenti… potevamo fare viaggi per tornare lì con nuove idee e masticare altre lingue…
Poi ecco, ricordo benissimo una sera… forse la più importante… che mi porta sempre a due riflessioni per ricordarmi sempre due cose: che se ho un’idea la posso esprimere e che da un’idea può nascere un fatto ma solo se ti fai aiutare!
E così quel capellone sui tre scalini mi vede un po’ lì persa, laureata da poco, ma con tante idee che mi sembravano necessitare di una grande città, non di quella Castelfranco!… eppure ero sempre lì in quel posto con quel grande parcheggio… Insomma, quella sera il mio amico mi chiede: tu cosa pensi di saper fare? Cosa vorresti fare? E io non ricordo la risposta, so solo che lui mi risponde facciamolo! Dai ti aiuto, il bando scade a mezzanotte!
E così ci siamo messi al lavoro e in una notte ecco fatto il bando, ottenuto il finanziamento ed è iniziato il mio, ma non solo mio, corso di italiano per stranieri… lì al Buena… siamo partiti in tre quattro… abbiamo continuato in dieci insegnanti improvvisati… sono venute molte persone a imparare con noi…. Noi che non pensavamo di saperlo fare ma un po’ lo sapevamo!!!
Quindi da barista a volontaria e da volontaria a insegnante retribuita… così un po’ per gioco un po’ per noia quel luogo era diventato un’officina di possibilità… potevo lavorare e restare umana, potevo trovare il coraggio anche di uscire da lì!
Non ricordo poi perché sia finito… sì perché poi un giorno FINE… ma ora mi fermo… era solo una breve foto di un ricordo lucido… e forse è meglio parlare di INIZI… quelli che si nascondono nelle conclusioni, nei titoli di coda, nella fine che nessuno vuole dire… nel silenzio che faremo tutti insieme!
— Laura G.
