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Lasciare che succeda

di Stefano C. · scritto 2026-06-06 · racconta gli anni —

Il Buenaventura non era quella cosa lì, l’edificio che inauguri e poi funziona (e poi si rompe e non funziona più).

Il Buena assomigliava molto ad una barca a vela, che tanti assieme costruivano e poi varavano e poi sopra quella barca (barche) quasi si meravigliavano che navigasse spinta dal vento che non si sapeva nemmeno da dove arrivasse. Ma non era una sola barca! Erano tante barche a navigare assieme.

Io ho costruito una barchetta al Buena, sono stato tirato dentro da amici ed ho conosciuto altri amici, sull’onda di un’idea di fare formazione e informazione che poi non mi ha mai più abbandonato. Il mio sguardo stupito di fronte a tanta (dis)organizzazione organizzata, a tanto pensiero, a tanta gioia lenta.


Lentamente, senza sforzi abbiamo immaginato di organizzare piccoli e grandi momenti di pensiero collettivo, guidati di volta in volta dalle persone che ci piaceva invitare e con le quali spesso poi si cenava assieme. Momenti indimenticabili nei quali se ci guardavamo da fuori non vedevamo noi, ma una massa gioiosa di persone che accorrevano ad ascoltare e discutere, e noi a timonare senza alcun timone.


Il Buena (che oggi esiste dentro tante persone, un pochino anche dentro di me) è quel luogo dove libertà e concretezza convivono: non è possibile? Certo che si può! Basta lasciare che succeda.

Non è mica facile… trovale, le persone che prima dell’auto si comprano la barca, che prima di lavorare giocano, che prima di decidere studiano, che prima di parlare pensano. Trovale, le persone che prima di sé vengono gli altri, casomai assieme a sé.


Bisogna trovare il modo di lasciare che succeda ancora nei mille modi che sono possibili oggi, e dimostrare che quando aumentano le possibilità non è normale che diminuiscano i miracoli.

— Stefano C.