Un luogo privato con funzioni di servizio pubblico
Il Buenaventura era uno spazio di socializzazione e interazione inusuale, dove le persone, da sempre addomesticate al ruolo di clienti e consumatori, qui si trasformavano in soci — i quali si frequentavano in un luogo che sentivano intimamente loro, come una seconda casa.
Ma era soprattutto uno spazio fisico, aperto a tutti, dove le persone potevano mettersi in gioco sperimentando, senza la paura di sbagliare. Dove l’idea si trasformava in progettualità e impegno per realizzarla, contaminando altre menti e creando nuove sinergie con esiti imprevedibili.
C’era poi l’elemento del volontariato sociale, che compariva in forme del tutto atipiche. Il Buenaventura era un luogo altamente attrattivo, capace di dare spazio — e quindi indirettamente ascolto — alle persone e alle loro diverse storie.
Non penso di esagerare affermando che, per molte di queste persone, il Buenaventura è stato:
- in alcuni casi una valvola di sfogo;
- in altri un vero e proprio spiraglio di luce inaspettato;
- per altri ancora un semplice luogo di ascolto;
- e perfino un’ancora di salvezza.
Il Buenaventura era un luogo privato che svolgeva funzioni di servizio pubblico — perché apriva le porte a tutti e aiutava le persone a mettersi in discussione, affrontare le proprie paure, mettere sul tavolo le proprie risorse e crescere insieme.
— Luca B.
