Alcuni luoghi ci attraversano
Ricordo bene quel periodo, a dir poco particolare, della mia vita.
Ero in attesa di partire, di cambiare nazione, di ricominciare da qualche altra parte. Avevo perso i vecchi amici dopo anni di scorribande più o meno pericolose e mi ritrovavo spesso a girare senza una direzione precisa.
Una sera, per noia o forse per destino, mi fermai in un posto qualunque lungo la statale.
E lì ritrovai Mauro Martinuz.
Il bar serviva una birra oggettivamente impresentabile, ma la magia di quel luogo riusciva a trasformarla nella miglior trappista!
In realtà questo era il Buena.
Se dovessi usare una sola parola per descriverlo direi: TRASFORMATIVO!
Lo è stato per la mia vita.
Da quel momento fermarmi lungo la statale non fu più girare a vuoto. Quel luogo diventò una bussola.
Poi finii nella rete di Keko, che mi coinvolse in tempo zero. E mi ritrovai immerso in un mondo fatto di eventi, partecipazione, idee e persone.
Keko organizzava le cose con lo stesso criterio con cui preparava i suoi risotti serali: semplicità, magia, confidenza. Mescolava ingredienti improbabili e ne usciva sempre qualcosa di speciale. Metteva tutto assieme, metteva tutti assieme!
I risotti di Keko… i risottiiii!
E Arun?
Arun lava i piatti.
Sempre!
L’effetto volano fu inarrestabile così che io e Mauro inventammo il Banana Party.
La prima edizione riuscì nell’impresa di finire praticamente tutto l’alcol del bar.
La seconda fece il record di tesserati.
Alla terza occupammo il campo fronte strada per far parcheggiare le macchine.
Una marea di gente ed energia con DJ Niky, Alberto!
E poi una sera entrò una ragazza nel bar.
Più o meno come ci ero entrato io.
Provai a fare il simpatico.
Non so se funzionò davvero, ma riuscii a farle fare la tessera.
Non solo del Buena.
Quella ragazza oggi è mia moglie e madre delle nostre due figlie.
E forse questo dice già tutto.
Spesso penso ancora al Buena.
Soprattutto nel mio lavoro.
Mi capita di pensare che quell’esperienza sia stata migliore di qualsiasi master in management.
Oggi gestisco processi e persone. E la mente corre lì, a ciò che mi ha contaminato e plasmato.
Perché alla fine le persone dimenticano quello che dici. Dimenticano quello che fai. Ma non dimenticano come le hai fatte sentire.
Al Buena ho imparato che organizzare significa assumersi una responsabilità. Che fare scelte che contano significa far contare le persone.
Ricordo l’odore acre dei prodotti per le pulizie.
I corridoi polverosi.
La sala prove.
I volantini.
I turni per fare le tessere.
Le serate infinite.
La camera condivisa con l’amico Andrea Fantinato.
Le discussioni.
Le idee.
E soprattutto ciò che ancora oggi porto nel cuore.
Alcuni luoghi li attraversiamo, altri ci attraversano.
Ciao Buena, e grazie per aver cambiato la mia strada.
NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO.
— Otello D.
