Quel posto pieno di idee
Nota: Matteo Tex è stato volontario del Buena 1.0, ha vissuto nella foresteria, ha fatto parte del direttivo. Oggi è attivo a Spazio Zephiro ed è il creatore e organizzatore del TexTival.
Quelli che seguono sono due commenti che ha scritto su Facebook in maggio 2026 in risposta a post politico-elettorali di queste settimane. Li pubblichiamo in sequenza, con il suo consenso, intatti nella sua voce — lui stesso suggerisce di lasciarli «specchio dell’oggi e di quello che l’oggi potrebbe fare per non buttar via tutto quel che è stato fatto, liberandolo da vincoli di appartenenza di questa o quell’altra fazione».
I. Quel posto pieno di idee
(ciò che ha preso fuoco è stato un night club situato all’ultimo piano)
quel posto pieno di idee, prima è stato “modernizzato” seguendo l’estetica commerciale e mortificante dell’oggi, poi è divenuto sede di un temporary shop, per ospitare infine, la sala slot da 700mq, con night club annesso.
il Buenaventura, fucina di idee e di rigenerazione ed accoglienza d’anime, oltre a sostenere attività che il comune non riusciva a garantire, non avrebbe chiuso se la proprietà non avesse deciso di non rinnovare il contratto per finire a darlo in pasto al capitalismo sfrenato, che, in realtà, si è frenato da solo, dimostrando in pochissimo tempo, quanto poco possa durare una società di servizi (futili e dannosi) senza un’idea di Comunità.
di nuovo, buona castelfranco, sfigurata e sfruttata (male), a tutti.
II. Per chi ci mette di mezzo la politica
il Buena ha chiuso il 31/12/2007. ero lì a lanciare i mobili dai terrazzi nei container.
La giunta Gomierato sembrava di centro sinistra, ma aveva dei legami con chi castelfranco ha iniziato a vederla bene se fatta di calcestruzzo e asfalto. Gli stessi, al Buena avevano offerto lo spazio che solitamente viene offerto alle altre associazioni castellane, una sera a settimana una stanza per riunione e un’anta d’armadietto in via Verdi. Tecnicamente corretto, politicamente un cieco dispetto.
Il Buena si estendeva su 700mq coperti, più il parcheggio esterno, pagava regolare affitto da 8 anni, aveva numerosi volontari che si turnavano nella gestione di ogni questione necessaria e immaginata; in più, nell’ultimo periodo, ospitava circa 5 o 6 serate di eventi a settimana {teatro/musica/danza/conferenze/mostre/riunioni/proiezioni/cene/giochi di ruolo/aula studio/pittura/corsi (anche di alfabetizzazione linguistica e informatica per stranieri e per persone con difficoltà)}; in moltissimi casi, attività che il comune non trovava né fondi, né spazi, né tempo per sostenere e che rappresentavano uno sfogo e una possibilità per chiunque, di perseguire il proprio grillo per la testa.
(oggi, a casa, non si può neppure aver un hobby, perché raramente chi vive in città ha spazio da dedicare a qualcosa che sia extra lavoro e famiglia: e per questo, servirebbe sempre di più, uno spazio così aperto e predisposto ad accogliere, in generale)
Durante la festa finale, in foro boario, che ancora non era in asfalto, il Buena è stato osteggiato per ogni parte tecnica e di permesso, quando, qualcuno ha ancora le foto, la sagra del radicchio, negli stessi giorni, reggeva il tendone da 2000 persone, in precario equilibrio, su pile di mattoni per ogni montante (nascoste da una gonnellina messa per l’occasione), lungo le fosse, lato maniscalco, col rischio concreto che tutta la tensostruttura precipitasse dentro le fosse.
si è agito su due fronti: cercando un dialogo col comune e cercando nuovi spazi privati in cui approdare; purtroppo in nessuno dei due sensi, ci si è sentiti accolti e, alcune soluzioni, anche se di persone di cuore, non erano delle dimensioni sufficienti per accogliere un nuovo corso dell’associazione.
consiglio di non cercare la politicizzazione della storia del Buena: è sempre stato apartitico, di base anarchica (non nel senso insurrezionalista, ma a favore di un pensiero libero) e non è corretto che destra e sinistra di adesso o del tempo, si contendano idealmente l’aver fatto qualcosa di pro o contro quel luogo; che tanto, di vantaggi pratici, negli anni, non se n’è portato a casa neppure uno.
L’unico slancio, o azione consentita, proprio per chi ne conserva memoria, è lavorare per creare gli spazi e le condizioni per far nascere un nuovo centro, di natura similare, del tutto de-istituzionalizzato, libero da vincoli politici, lontano dal centro città.
(cioè, esattamente l’opposto di quel che ogni amministrazione s’impegnerebbe a realizzare; eppure, questo, serve, null’altro)
— m
