FAQ — domande e risposte
Le domande che ci fanno più spesso sul Buenaventura — quello di oggi che sta rinascendo, e quello di ieri che ne è la radice. Anche le domande imbarazzanti.
Le domande che ci fanno più spesso. Alcune di base, altre più scomode. Abbiamo provato a metterle giù sinceramente — anche quelle che riguardano scemenze e disastri, perché fanno parte della storia tanto quanto i progetti finanziati e i bilanci in regola.
Le abbiamo separate in due tempi: il Buenaventura 2.0 che sta rinascendo oggi, e il Buenaventura 1.0 che gli fa da radice (1999–2011).
Oggi e domani — il Buena 2.0
Aspetta, quindi siete tornati?
Sì. Per chi non c’era nel 1999–2007: il Buena era un centro culturale indipendente di Castelfranco Veneto. Chiuse nel dicembre 2007 (come e perché). L’associazione no — è rimasta in regola tutto il tempo. Adesso si riparte come Buenaventura 2.0.
Cosa succede il 7 giugno 2026?
Non è nostalgia, non è rieditare il passato. È il rilancio pubblico del Buenaventura: vogliamo ricominciare insieme un paziente lavoro dal basso, ibridando esperienze e saperi — la generazione che c’era allora con quella che oggi ha vent’anni, e con chi passa di qui per la prima volta. L’obiettivo è uno spazio fisico, un luogo in cui le persone si incontrano davvero, fuori dalle scatole chiuse degli schermi. Reincantare se stessi, per reincantare il mondo. Dettagli, orari e come arrivare.
E nei 15 anni in mezzo dov’eravate?
Non scomparsi. La sede l’abbiamo persa nel dicembre 2007, l’associazione no — è rimasta in regola con ~26.000 € in cassa. Abbiamo dato una mano qui e là (prestiti a tasso zero a chi voleva fare cose intorno a noi, qualche progetto delle associazioni amiche), e nel 2014 abbiamo fatto la nostra parte nella battaglia per salvare Poveglia.
Centro culturale indipendente, ma cos’è? Mica un centro sociale travestito?
No. Lo abbiamo scritto qui: cos’è un centro culturale indipendente. È un’idea europea con cinquant’anni di storia, non un’invenzione castellana.
Avete uno spazio?
Non ancora. La festa di rilancio del 7 giugno 2026 si tiene a Spazio Zephiro — un altro centro culturale castellano di soli ex Buena, nato nel 2015 e attivissimo. Per il 2.0 cerchiamo nostro spazio dedicato.
Come faccio a sapere quando succede qualcosa?
Lasciaci la mail dalla pagina degli eventi. Niente social, niente algoritmo, niente “potresti ti piacere”: ti scriviamo solo quando c’è davvero qualcosa.
Posso aiutare?
Sì, e ti vogliamo. Vieni il 7 giugno, scrivi a [email protected], oppure passa da Spazio Zephiro qualche sera infrasettimanale — molti del giro Buena 2.0 sono lì.
Allora — il Buena 1.0 (1999–2007)
Quanti soci avevate?
3.000–4.000 all’anno, in una città di 30.000 abitanti (scheda). Lo diciamo perché di solito non ci credono.
Un evento al Buena che ti ricordi?
Trovalo tra le locandine (centinaia, anno per anno, dal 1999 al 2010) oppure nella timeline. Se non lo trovi, scrivici a [email protected] e lo aggiungiamo — la memoria del Buena è ancora aperta, ci si lavora ogni settimana.
Cosa ci facevate in 8 anni e mezzo dentro a quel capannone?
~200 iniziative socio-culturali all’anno, una ottantina di concerti, una decina di spettacoli teatrali, scambi di volontari europei, corsi di lingue, capoeira angola, tango argentino con Ana Bayer, una mensa, e una rete TEH di centri culturali da mezza Europa che veniva a trovarci. Tutto qui.
Avevate un capo?
No. Statuto libertario formalizzato, assemblea, decisioni in cerchio. Sergio G. era Presidente di Archè, Fra Tesoriere, Luca B. Segretario — ma il Presidente non comandava, firmava i bilanci. Il vero “potere” stava nelle assemblee aperte e nei quattro stadi di coinvolgimento dei volontari (vedi metodo). Funzionava — anche perché non funzionava sempre, e quando non funzionava lo si discuteva.
Perché Oficina con una sola f?
Perché Benetton aveva già aperto Fabrica con una sola b. Era una citazione polemica — figli dell’officina, in chiave libertaria.
C’è una storia che vi vergognereste di raccontare al direttore di banca?
Sì. Quattro volontarie al meeting TEH di Lubiana (2006) col camper del Buena, una di loro si era dimenticata il passaporto al Buena. Ha passato i confini all’andata e al ritorno nascosta sotto le coperte. Non è uno scherzo. Vedi Lubiana 2006.
È vero che la sindaca dichiarò che il Buenaventura non era un’associazione?
Sì, l'11 dicembre 2007, quattro giorni dopo la festa di chiusura. Strano, perché due anni prima l’avevamo invitata sul palco del Teatro Accademico per il meeting europeo TEH che il Buena ospitava a Castelfranco. Vedi video, contesto e successivo consiglio comunale.
Quante coppie sono nate al Buena?
Caspita, molte! E molte sono ancora insieme oggi ed hanno figli. 🙂 Riferimento in timeline.
Perché il Comune vi ha sempre rotto le scatole?
Bella domanda. Una versione la dà la nostra storia dell’apertura (siete fuori norma perché operate in un edificio “direzionale”; e altre amenità simili). Un’altra la dà il consiglio comunale del gennaio 2008. Decida il lettore.
Chi è venuto a suonare al Buena, di importante?
Lista lunga (archivio video e timeline). Tra le tante: MONO (Giappone, primo concerto italiano 2004), Castanets + Chris Brokaw in doppio bill (2006), Paolo Benvegnù dopo Scisma (2007), Death Sentence: PANDA!, Anatrofobia, Fuzz Orchestra + Claudio Rocchetti, Tarentel, Charalambides (3 volte), Marzipan Marzipan, Lost Gorbachevs (Portogallo, dormirono pure da noi). Vinicio Capossella suonò gratis alla festa di chiusura nel dicembre 2007.
Cosa fu il meeting TEH del 2005?
Per quattro giorni, oltre 70 delegati di centri culturali indipendenti europei sono venuti a Castelfranco Veneto, ospiti del Buena. Pekarna da Maribor, Mejeriet da Lund, Melkweg da Amsterdam, Stanica da Zilina, Mains d’Oeuvres da Parigi, REX da Belgrado, A38 da Budapest, e altri ancora. Il Teatro Accademico aprì la sera della presentazione. Era il 59° meeting europeo TEH (archivio dedicato).
Avete mandato volontari all’estero, o eravate solo locali?
Mandato 4 (Anna di Muro → A38 Budapest, Paola Furlanetto → Stanica Zilina, Silvia Busilacchi → Mains d’Oeuvres Parigi, Paola Daniolo → REX Belgrado), ospitati svedesi/ungheresi/bosniaci. Tutto dentro il progetto TEH «The Lift», finanziato dallo Stato svedese e dall’EU. Non eravamo proprio solo locali.
Avete fatto soldi col Buena?
No. Il Buena chiudeva i bilanci in pareggio o leggermente positivi reinvestendo tutto. I dirigenti dell’associazione erano volontari non retribuiti. Quando l’associazione Archè ha chiuso nel 2009, il patrimonio liquido (~9.400 €) è stato devoluto a Buenaventura APS come da statuto, non distribuito. Bilanci pubblici qui: /vecchio-sito/.
Si pagava per entrare?
Tessera annuale APS dell’associazione Archè/Buenaventura, prezzo simbolico. Per i concerti col cachet importante (Basemental, 8mm Festival) ci si chiedeva un biglietto a parte (3-5 €), il resto era libero coi soci.
Cos’era la mensa?
Una mensa sociale aperta a pranzo per studenti, pendolari, immigrati, chi passava — autogestita dai volontari. Costava poco. Era anche una scusa per parlare. Vedi attività.
Cos’è successo all’edificio?
Lo abbiamo lasciato a gennaio 2008. Il proprietario, contrariamente all’intenzione dichiarata, non l’ha demolito: l’ha ristrutturato e riaperto come sala VLT / slot machine. Poi ha subito un incendio parziale. È ancora lì oggi, in Via Circonvallazione Ovest 23. Andate a vederlo, se vi fa effetto. Timeline 2008.
Quanti articoli vi hanno dedicato i giornali?
45 articoli archiviati (rassegna stampa): La Tribuna di Treviso, Il Gazzettino, Corriere del Veneto, Il Treviso, OggiTreviso. Più due cover stories di abcveneto.it. Più una tesi del Politecnico di Milano. Più un libro di Manuel Olivares (Malatempora 2003). Più interventi sul web. Niente male, per un capannone di Castelfranco.
Avete documenti pubblici di tutto questo, o ce lo state inventando?
Tutto documentato: video YouTube dei 7 interventi del consiglio comunale 2008, rassegna stampa, centinaia di locandine grafiche per anno, bilanci e statuti del vecchio sito, BuenaWiki interna con ~1000 pagine di memoria istituzionale, archivio del progetto regionale ArcheNet, archivio del meeting TEH 2005, foto eventi. Non ci stiamo inventando niente.
C’è una “anima” del Buena che vi ha sempre guidato?
Sì, ed è esplicita: la cornice libertaria vicina al pensiero di Amedeo Bertolo e dell’Ateneo degli Imperfetti di Marghera, fondato da Francesco Codello (filosofo libertario veneto). Codello ci ha frequentato fin dai primi anni 2000. Non era una posa: era il modo concreto di costruire l’assemblea, il metodo decisionale, lo statuto. Vedi metodo e fonti.
E adesso, parlate al sindaco?
Vediamo. Per la cronaca, il rapporto col Comune di Castelfranco Veneto è una variabile dipendente — non solo nostra ma di chiunque voglia fare un centro culturale indipendente in città. Su questo, una cosa che ha sempre raccomandato la rete TEH: in caso di accordo con la PA per uso di spazi pubblici, mai accettare una concessione sotto i 10 anni. Sotto, si è ricattabili a ogni elezione. Lo abbiamo scritto qui.
Vi mancano i 2000?
A volte sì. Ma quel Buena là è andato e va lasciato andare. Adesso siamo qui, c’è da reinventare un Buena per il 2026. La pausa è finita. Si ricomincia da qui.
