Il giorno zero — 7 giugno 2026

Il resoconto del 7 giugno 2026 a Spazio Zephiro — 60 persone attive, tre gruppi, due ore di confronto su «cosa vorrei» e «cosa potrei fare», la restituzione collettiva alle 18:00. Il giorno in cui il Buenaventura ha smesso di essere un'idea e ha cominciato a essere di nuovo un movimento.

«Ci sono incontri che non scegli. Accadono. E quando succedono, ti accorgi che non erano un caso: erano un richiamo.»

Chadia Rodriguez, citata in Tommaso Sarti, Pisciare nella metropoli


Mettila prima di leggere. È stata la colonna sonora di questi mesi di preparazione — e di una serata che si è chiusa a mezzanotte senza che nessuno avesse voglia di andare via.


Cos’è successo

Domenica 7 giugno 2026, dalle 15 a mezzanotte, Spazio Zephiro ha aperto le porte. Doveva essere un pomeriggio. È diventato il primo capitolo di qualcosa di più grande.

Sessanta persone sono entrate, si sono guardate in faccia, si sono abbracciate. Alcune dopo vent’anni. Altre per la prima volta. Tutte hanno scelto di passare una domenica di giugno dentro, a parlare di un posto che non esiste ancora.

Chi non c’era, si è perso qualcosa — non si dice per fare effetto, si dice per onestà. L’atmosfera era elettrica. Non da assemblea: da officina che riapre dopo anni col cancello chiuso.


15:30 — l’apertura

Walesa ha aperto la giornata. Pochi minuti. Il senso: il Buena è una storia che è stata interrotta, e oggi non si riapre per ripeterla — si riapre per rimetterla in cammino, con chi c’era e con chi vent’anni fa non era ancora nato.

Subito dopo, Valentina B. — la stessa della voce — ha preso la parola a braccio. Cinque minuti, una commozione vera. Quello che ha detto sta nel video qui sotto, ed è la prima ragione per cui chi non c’era dovrebbe esserci il 4 luglio.

[Video di Valentina B. — in arrivo]


16:00–18:00 — i tre gruppi

Ci si è divisi in tre gruppi casuali, una ventina di persone ciascuno. Niente scaglioni, niente caselle: si è entrati nei gruppi così come si è arrivati, anche chi è entrato a lavori iniziati ha trovato posto.

Ogni gruppo aveva due coordinatori in coppia — uno teneva il ritmo della parola, uno annotava sul cartellone. Le due domande, sempre quelle due, lavorate in parallelo:

  • Cosa vorrei per Castelfranco — quello che oggi non c’è e che mi manca
  • Cosa potrei fare — quello che sono disposto a mettere io

I sei coordinatori, in coppia:

  • Davide D. + Andrea M.
  • Sergio G. + Laura V.
  • Gianfranco M. + Devid S.

Per due ore, tre conversazioni parallele — sussurri, risate, post-it grandi, pennarelli che giravano. Atmosfera densa, di quelle che ti accorgi che è successo qualcosa solo quando esci a prendere aria.


I tre cartelloni a parete

Mentre i gruppi lavoravano nei loro angoli, alle pareti dello Zephiro correvano in parallelo tre cartelloni aperti a tutti — chi entrava poteva scriverci sopra anche da solo, prima di sedersi, durante, alla fine. Il risultato è una polifonia che racconta meglio di qualunque sintesi cosa è successo quel giorno.

1. Nostalgia canaglia — cosa ti piaceva del Buena?

Cartellone “Nostalgia canaglia: cosa ti piaceva del Buena?” con annotazioni a pennarello — un nome (“A. Goegan”), un’esclamazione in dialetto (“El desfo de gente!!”), una stellina

Il cartellone della memoria affettiva. Quello che a ognuno è rimasto addosso del Buena di allora. Tra le scritte: «El desfo de gente!» — espressione dialettale per «la marea, il casino, la moltitudine di gente». Forse la sintesi più esatta che il Buena 1.0 abbia mai ricevuto.

2. Cosa vorresti oggi?

Cartellone “COSA VORRESTI OGGI?” con post-it (“Italiani/Stranieri!”, “Fare errori nuovi”) e idee scritte direttamente sul foglio: Laboratori arte/graffiti/murales, Restart party, Ciclofficina

Il cartellone del presente e del futuro. Le cose che oggi mancano e che il Buena 2.0 potrebbe portare. Scritte di getto:

  • Laboratori di arte, graffiti, murales
  • Restart Party — riparazione di oggetti rotti
  • Ciclofficina
  • E sui post-it: «Italiani / Stranieri!» e — splendido — «Fare errori nuovi.»

3. E tu, che fetta puoi portare?

Cartellone “E TU, CHE FETTA PUOI PORTARE?” — una ruota a fette di pizza dove le persone hanno scritto cosa sono disposte a mettere: “Ho un furgone”, “Sono elettricista”, “So fare carbonara”. Slogan: “Ogni fetta conta!”

Il cartellone del fare. Una pizza a fette, e ognuno scriveva la sua fetta. Tra le fette già riempite quel giorno:

  • «Ho un furgone»
  • «Sono elettricista»
  • «So fare carbonara»

E lo slogan al margine: «Ogni fetta conta!»

Una delle fette in calce — un post-it incollato al bordo — diceva, splendidamente:

«Qualsiasi cosa: non so fare, imparo!»


Tre voci, prese dai post-it

I cartelloni si sono riempiti di piccoli foglietti scritti a mano — voci individuali, lasciate lì come sassi. Tre, in particolare, ne riportiamo qui per intero perché sono il cuore della giornata.

L’eterogeneità

Post-it manoscritto: “Ballando, dipingendo, recitando, suonando… Quello che mi manca tanto del Buena è l’eterogeneità, il grande numero di persone diverse sia per età che per stile, quindi auspico ai giovani di oggi di avere uno spazio così, dove potersi esprimere liberamente in tutte le loro forme.”

«Ballando, dipingendo, recitando, suonando…

Quello che mi manca tanto del Buena è l’eterogeneità: il grande numero di persone diverse sia per età che per “stile”. Quindi auspico ai giovani di oggi di avere uno spazio così, dove potersi esprimere liberamente in tutte le loro forme.»

L’offerta onesta

Post-it manoscritto: “Io posso dare la mia testa e il mio tempo. So fare siti internet, usare il CAD. Fare grafica (male). Non so usare i social, ultimamente mi fanno schifo. Contribuire con pochi €.”

«Io posso dare la mia testa e il mio tempo.

So fare siti internet, usare il CAD.

Fare grafica (male).

Non so usare i social, ultimamente mi fanno schifo.

Contribuire con pochi €.»

L’offerta più Buena di tutte — competenza dichiarata col suo limite onesto accanto, niente curriculum gonfio, niente promesse di troppo, e in fondo: contribuire con pochi € — come dire: io ci sono comunque, anche economicamente, per quanto posso.

L’entusiasmo

Post-it manoscritto: “Io non ho grandi capacità, però se ci fosse uno spazio dove potrei aiutare, potrei darti sicuramente l’entusiasmo, modo per parlare…”

«Io non ho grandi capacità, però — se ci fosse uno spazio dove potrei aiutare — potrei darti sicuramente l’entusiasmo*, modo per parlare…»*

Il Buena 1.0 ha funzionato così per dodici anni: non sui curriculum, sull’entusiasmo. È il primo capitale di un centro culturale indipendente.


18:00 — la restituzione

Quindici minuti di pausa, e poi tutti insieme, in plenaria. Niente sintesi addomesticata: i coordinatori si erano dati il compito di leggere quello che era stato detto, non di filtrarlo.

A coordinare la restituzione è arrivato Alessio Surian — appositamente da Padova, di domenica. È stato lui ad accompagnare i sei coordinatori nei minuti precedenti, a metterli in condizione di restituire bene quello che ciascun gruppo aveva prodotto.

A leggere il riassunto dei tre gruppi è stata Enrica.

[Video della restituzione, letta da Enrica — in arrivo]


18:15 — il chill, fra i poster di vent’anni fa

A coordinare il rinfresco c’era Laura G.la barista storica del Buena 1.0, una di quelle persone che il bar lo aveva nel sangue. Al suo fianco Gabriele C. di Genze, che ha lavorato come un matto tutto il giorno — il resto del gruppo Genze era cotto dalla sera precedente (il loro toga party annuale di fine attività), e con tutta la nostra benedizione si sono fatti perdonare con un solo ambasciatore.

Da quel momento è iniziata la parte fluida — chiacchiere, abbracci ritardati di vent’anni, gente che entrava per salutare e restava un’ora, gente che arrivava a serata iniziata e restava fino a mezzanotte.

Alle pareti, i vecchi flyer del Buena — ventidue anni di concerti, feste, mostre, pasquette, banana party — erano appesi come un piccolo archivio a vista. Sui tavoli, fascicoli con i nomi delle band, le date, i Polaroid dei volti. Gente per terra che leggeva e rideva.

Spazio Zephiro durante il chill della sera: vecchi poster e flyer del Buena 1.0 appesi alle pareti di compensato, gente che cammina, legge, si saluta

Persone sedute per terra che sfogliano i vecchi flyer e poster del Buena 1.0 disposti sul pavimento di legno


I numeri

  • ~60 persone attivamente nei gruppi (15:30–18:00)
  • ~15 passaggi serali — chi è arrivato dopo, chi è venuto solo a salutare
  • 38 iscrizioni alla mailing list tramite il QR code+1 il giorno dopo (Diego, che ci eravamo dimenticati di passargli il QR, ci scusiamo)
  • ~9 ore di evento, dall’allestimento al saluto finale

Grazie

A chi ha reso possibile la giornata:

  • Spazio Zephiro — che ci ha ospitato e collaborato all’organizzazione fin dal primo minuto
  • Alessio Surian — venuto da Padova di domenica per accompagnare la restituzione
  • Walesa — l’apertura
  • Valentina B. — il discorso che ha aperto i cuori
  • Enrica — la voce della restituzione
  • I sei coordinatori — Davide D., Andrea M., Sergio G., Laura V., Gianfranco M., Devid S.
  • Laura G. — il bar, da sempre e per sempre
  • Gabriele C. + Genze — il motore della serata
  • Tutte e tutti quelli che sono entrati alle 15:30 e si sono presi una domenica per stare insieme

Verso il 4 luglio

Il 7 giugno è stato il giorno zero.

Il 4 luglio è la prima soglia operativa: si parte da quello che è scritto sui tre cartelloni, e si decide insieme chi fa cosa. Niente comitato di selezione, niente direttori d’orchestra: assemblea orizzontale, mandati specifici, scadenze a vista.

Se sei venuto il 7 giugno, ci aspetti. Se non sei venuto e leggi questo: questo è il momento di esserci.

Sabato 4 luglio 2026, pomeriggio — Castelfranco Veneto.

Sede e orario esatti: in pagina Eventi appena confermati. Per essere avvisato: scrivi a [email protected] o iscriviti alla mailing list.


Un centro culturale indipendente non si fa per delega.