Il giorno zero — 7 giugno 2026

Il resoconto del 7 giugno 2026 a Spazio Zephiro — 70 persone attive nei gruppi + altre 20 di passaggio, due ore di confronto su «cosa vorrei» e «cosa potrei fare», la restituzione collettiva alle 18:00. Il giorno in cui il Buenaventura ha smesso di essere un'idea e ha cominciato a essere di nuovo un movimento.

«Ci sono incontri che non scegli. Accadono. E quando succedono, ti accorgi che non erano un caso: erano un richiamo.»

Chadia Rodriguez, citata in Tommaso Sarti, Pisciare sulla metropoli (DeriveApprodi)


Cos’è successo

Domenica 7 giugno 2026, dalle 15 alle 22, Spazio Zephiro ha aperto le porte. Doveva essere un pomeriggio. È diventato il primo capitolo di qualcosa di più grande.

Settanta persone hanno partecipato attivamente ai tre gruppi, altre venti sono passate per salutare, dare un’occhiata, fermarsi un po’. Si sono guardate in faccia, si sono abbracciate. Alcune dopo vent’anni. Altre per la prima volta. Tutte hanno scelto di passare una domenica di giugno dentro, a parlare di un posto che non esiste ancora.

Chi non c’era, si è perso qualcosa — non si dice per fare effetto, si dice per onestà. L’atmosfera era elettrica. Non da assemblea: da officina che riapre dopo anni col cancello chiuso.


Prima delle 15 — l’allestimento

La mattina del 7 giugno. Davide D. arriva per primo, riprende l’ingresso di Spazio Zephiro ancora chiuso, il bancone di legno fuori, il silenzio prima del giorno.

Poco dopo, dentro: i cavalletti pronti, le sedie ancora da disporre in cerchio. Roberto B. (“il Bisso”) attraversa la sala col telefono, riprende l’arrivo della giornata.

E nel frattempo, dietro al bancone, Laura G. monta il rinfresco — Pinot Bianco, refosco, spremuta di mela, bicchieri impilati. Ha addosso la stessa concentrazione con cui ventidue anni fa spinava il sabato sera.

Laura G. dietro il bancone di Spazio Zephiro alle 14:47, mentre prepara il rinfresco prima dell’arrivo: bottiglie di prosecco e gin sui ripiani, cartoni di Pinot Bianco e refosco, pile di bicchieri di carta, una bottiglia di spremuta di mela. Lei al centro, occhiali, capelli raccolti, gesto a metà — il bar che si arma


15:30 — l’apertura

Walesa ha aperto la giornata. Pochi minuti. Il senso: il Buena è una storia che è stata interrotta, e oggi non si riapre per ripeterla — si riapre per rimetterla in cammino, con chi c’era e con chi vent’anni fa non era ancora nato.

Subito dopo, Valentina B. — la stessa della voce — ha preso la parola a braccio. Una commozione vera. Quello che ha detto sta nel video qui sotto — la camera è puntata sull’archivio visivo appeso al soffitto, ma è la sua voce che parla.


16:00–18:00 — i tre gruppi

Ci si è divisi in tre gruppi casuali, una ventina di persone ciascuno. Niente scaglioni, niente caselle: si è entrati nei gruppi così come si è arrivati, anche chi è entrato a lavori iniziati ha trovato posto.

Ogni gruppo aveva due coordinatori in coppia — uno teneva il ritmo della parola, uno annotava sul cartellone. Le due domande, sempre quelle due, lavorate in parallelo:

  • Cosa vorrei per Castelfranco — quello che oggi non c’è e che mi manca
  • Cosa potrei fare — quello che sono disposto a mettere io

I sei coordinatori, in coppia:

  • Davide D. + Andrea M.
  • Sergio G. + Laura V.
  • Gianfranco M. + Devid S.

Per due ore, tre conversazioni parallele — sussurri, risate, post-it grandi, pennarelli che giravano. Commozione, e pure qualche lacrima. Atmosfera densa, di quelle che ti accorgi che è successo qualcosa solo quando esci a prendere aria.

Uno dei gruppi al lavoro: una quindicina di persone in cerchio davanti ai cartelloni a parete (“Cosa vorresti oggi?”, “Nostalgia canaglia”), una coordinatrice in piedi che ascolta

Un altro gruppo al lavoro disposto sulla gradinata in compensato di Zephiro: i coordinatori in piedi a sinistra, un cartellone su cavalletto a destra, le persone tra le sedute imbottite rosse, blu e verdi

Un terzo gruppo al lavoro: una coordinatrice (capelli grigi) sta mostrando un foglio al gruppo, persone di età molto diverse sedute attorno — barbe bianche e ventenni nella stessa scena

Un quarto angolo di Zephiro: tavolo grande con persone sedute, una coordinatrice in piedi a sinistra, sul tavolo block-notes, matite colorate, fogli con disegni — il lavoro in corso che diventa anche traccia visiva


I tre cartelloni a parete

Mentre i gruppi lavoravano nei loro angoli, alle pareti dello Zephiro correvano in parallelo tre cartelloni aperti a tutti — chi entrava poteva scriverci sopra anche da solo, prima di sedersi, durante, alla fine. Il risultato è una polifonia che racconta meglio di qualunque sintesi cosa è successo quel giorno.

1. Nostalgia canaglia — cosa ti piaceva del Buena?

Cartellone “Nostalgia canaglia: cosa ti piaceva del Buena?” con annotazioni a pennarello — un nome (“A. Goegan”), un’esclamazione in dialetto (“El desfo de gente!!”), una stellina

Il cartellone della memoria affettiva. Quello che a ognuno è rimasto addosso del Buena di allora. Tra le scritte: «El desfo de gente!» — espressione dialettale per «la marea, il casino, la moltitudine di gente». Forse la sintesi più esatta che il Buena 1.0 abbia mai ricevuto.

2. Cosa vorresti oggi?

Cartellone “COSA VORRESTI OGGI?” con post-it (“Italiani/Stranieri!”, “Fare errori nuovi”) e idee scritte direttamente sul foglio: Laboratori arte/graffiti/murales, Restart party, Ciclofficina

Il cartellone del presente e del futuro. Le cose che oggi mancano e che il Buena 2.0 potrebbe portare. Scritte di getto:

  • Laboratori di arte, graffiti, murales
  • Restart Party — riparazione di oggetti rotti
  • Ciclofficina
  • E sui post-it: «Italiani / Stranieri!» e — splendido — «Fare errori nuovi.»

3. E tu, che fetta puoi portare?

Cartellone “E TU, CHE FETTA PUOI PORTARE?” — una ruota a fette di pizza dove le persone hanno scritto cosa sono disposte a mettere: “Ho un furgone”, “Sono elettricista”, “So fare carbonara”. Slogan: “Ogni fetta conta!”

Il cartellone del fare. Una pizza a fette, e ognuno scriveva la sua fetta. Tra le fette già riempite quel giorno:

  • «Ho un furgone»
  • «Sono elettricista»
  • «So fare carbonara»

E lo slogan al margine: «Ogni fetta conta!»

Una delle fette in calce — un post-it incollato al bordo — diceva, splendidamente:

«Qualsiasi cosa: non so fare, imparo!»


Tre voci, prese dai post-it

I cartelloni si sono riempiti di piccoli foglietti scritti a mano — voci individuali, lasciate lì come sassi. Tre, in particolare, ne riportiamo qui per intero perché sono il cuore della giornata.

L’eterogeneità

Post-it manoscritto: “Ballando, dipingendo, recitando, suonando… Quello che mi manca tanto del Buena è l’eterogeneità, il grande numero di persone diverse sia per età che per stile, quindi auspico ai giovani di oggi di avere uno spazio così, dove potersi esprimere liberamente in tutte le loro forme.”

«Ballando, dipingendo, recitando, suonando…

Quello che mi manca tanto del Buena è l’eterogeneità: il grande numero di persone diverse sia per età che per “stile”. Quindi auspico ai giovani di oggi di avere uno spazio così, dove potersi esprimere liberamente in tutte le loro forme.»

L’offerta onesta

Post-it manoscritto: “Io posso dare la mia testa e il mio tempo. So fare siti internet, usare il CAD. Fare grafica (male). Non so usare i social, ultimamente mi fanno schifo. Contribuire con pochi €.”

«Io posso dare la mia testa e il mio tempo.

So fare siti internet, usare il CAD.

Fare grafica (male).

Non so usare i social, ultimamente mi fanno schifo.

Contribuire con pochi €.»

L’offerta più Buena di tutte — competenza dichiarata col suo limite onesto accanto, niente curriculum gonfio, niente promesse di troppo, e in fondo: contribuire con pochi € — come dire: io ci sono comunque, anche economicamente, per quanto posso.

L’entusiasmo

Post-it manoscritto: “Io non ho grandi capacità, però se ci fosse uno spazio dove potrei aiutare, potrei darti sicuramente l’entusiasmo, modo per parlare…”

«Io non ho grandi capacità, però — se ci fosse uno spazio dove potrei aiutare — potrei darti sicuramente l’entusiasmo*, modo per parlare…»*

Il Buena 1.0 ha funzionato così per dodici anni: non sui curriculum, sull’entusiasmo. È il primo capitale di un centro culturale indipendente.


Tutti i biglietti dei partecipanti

Oltre ai cartelloni a parete, ogni partecipante ha scritto su un proprio biglietto quello che vorrebbe e quello che potrebbe portare. Sono 33 in tutto — qui sotto la gallery. Click su ognuno per leggere a piena risoluzione.

15 dal Gruppo 1 (Scansione/PDF da Gianfranco) + 18 dal Gruppo 2 (foto C.) + 7 post-it appesi ai cartelloni a parete (cartelloni “Che fetta puoi portare?” e “Nostalgia canaglia”). Ogni firma identificata è nel tag. Gli anonimi sono per scelta dell’autore.


18:00 — la restituzione

Quindici minuti di pausa, e poi tutti insieme, in plenaria. Niente sintesi addomesticata: i coordinatori si erano dati il compito di leggere quello che era stato detto, non di filtrarlo.

A coordinare la restituzione è arrivato Alessio Surian, il prof di UniPD che ci aiuta dai tempi del Buena e che ci ha aiutato con la metodologia anche per questo evento, dedicandoci pure la domenica. È stato lui ad accompagnare i sei coordinatori nei minuti precedenti, a metterli in condizione di restituire bene quello che ciascun gruppo aveva prodotto.

A leggere il riassunto dei tre gruppi sono stati Enrica e Walesa, davanti ai tre cartelloni dei gruppi.

Il momento della restituzione: tre cavalletti con i cartelloni dei tre gruppi, al centro Enrica in vestito blu che legge dal cartellone del Gruppo 1, sulla destra Walesa col microfono che legge dal cartellone del Gruppo 3

Vorremmo — la sintesi delle tre voci

Surian, a fine giornata, ha messo in fila quello che era emerso. È il materiale di partenza per il 4 luglio:

  1. Spazio comune (laico/alternativo alla parrocchia), con:
    • (a) Servizi/attività concrete: foresteria/ostello, aula-studio, bar, cucina, ciclofficina, sartoria, scambio (swap), mutuo aiuto, coro, GAS
    • (b) Inclusione, integrazione, socialità: bambini, giovani, genitori, anziani (per le tecnologie), donne migranti, sostegno scolastico, scambi, dialoghi nonviolenti
  2. Arte visiva, concerti, Book-Club, microfono aperto, speakers’ corner
  3. Sport, calcetto
  4. Percorsi-incontri: politica, femminismo, genitori, protezione del territorio / beni comuni, piantiamo alberi
  5. Collaborazioni e informazione su cosa c’è già: Spazio Zephiro, le reti del territorio

I tre cartelloni dei gruppi

I cartelloni che hanno generato la sintesi qui sopra. Tre fogli, tre conversazioni distinte, una vena comune che è impossibile non vedere.

Gruppo 1 — Che cosa vorresti? / Cosa tu puoi o vuoi mettere & te?

Cartellone del Gruppo 1 — “Che cosa vorresti? / Cosa tu puoi o vuoi mettere & te!” — fitto di scritte: spazi per bambini, femminismo, formazione politica, laboratoriale-arte, fare un festival, collaborare con Zephiro, IA, coscienza culturale, controinformazione, protezione ambiente, orto sociale, gruppo auto-aiuto, geopolitica, cose pazze

Estratti: spazi per bambini, femminismo, formazione politica, laboratoriale-arte, fare un festival, spazio × sperimentare, spazio libero × 19-10 anni (es. via Rasa × l’Uomo), corso italiano per stranieri, collaborare con Zephiro, un nuovo dialogo con l’Amministrazione Comunale, un punto di ristoro / di incontro, spazio culturale di incontri con personeartisti. Tre filoni dichiarati: IA, coscienza culturale, controinformazione. Protezione ambiente & territorio. Alternativa alla discoteca — spazi pomeriggi / socializzare. Avere una cucina (usata tutti) — mutual aid. Bandi nascosti / cinema / fotografia. Mescolare le generazioni → aiuto reciproco. Orto sociale!! Condurre un coro. Cose pazze. Gruppo auto-aiuto. Politica & geopolitica.

Retro del cartellone Gruppo 1 con voci firmate: SILVIA “aggregazione tra età ++”, DODI “concerti-musica-aggregazione”, “spazio nuove idee”, ANDREA “spazio per bambini × ragazzi”, SIMONE “genitori informati × i propri figli”, “gruppo acquisto solidale”, “centro scambio”, “luogo incontro arti”, “a microfono aperto”, “calcetto”, “sartoria × donne straniere”, “contatti con reti EU - software libero”, “beni comuni → tutela cura spazi del territorio”

Sul retro, alcune voci con nome accanto: Silvia: aggregazione tra età; Dodi: concerti, musica, aggregazione; Andrea: spazio per bambini × ragazzi; Simone: genitori informati × i propri figli. E poi: gruppo acquisto solidale, centro scambio, luogo incontro arti, microfono aperto, calcetto, sartoria × donne straniere, contatti con reti EU + software libero, beni comuni → tutela cura spazi del territorio.

Gruppo 2 — Bar / Luogo aggregativo

Cartellone Gruppo 2 — diviso in “COSA VORREI” e “POSSO FARE”. Spicca a sinistra “BAR — punto di aggregazione (presenza continuativa)” e “LUOGO AGGREGATIVO ♥ — dove succede qualcosa senza spendere e fuori dell’oratorio”. Sotto: aula studio, concerto punk, spazio dei giovani per giovani, cicloofficina sociale, ostello per studenti/lavoratori giovani, sicurezza della sera, dialogo non violento. A destra “POSSO FARE”: corso italiano, voglia-passione-tempo, corsi di pittura, contatti con scena hardcore, biciclettate, ciclomeccanica con le scuole, ricerca bandi, esperienza eventi/organizzazione musica, fotografia e video facile, conferenza su urbanistica e costi del territorio, passione palco

A sinistra Cosa vorrei, a destra Posso fare. Spiccano:

  • Vorrei: bar — punto di aggregazione (con presenza continuativa), luogo aggregativo — dove succede qualcosa senza spendere e fuori dell’oratorio, aula studio, concerto punk, spazio dei giovani × giovani, ciclofficina sociale, ostello × studenti/lavoratori giovani, sicurezza della sera, l’ascolto, luogo + dialogo non violento, punto incontro anziani e bambini, punto dove fare “maglia”, luogo dove nascono idee, fare rete con realtà esistenti.
  • Posso fare: corso italiano, voglia-passione-tempo (Chiara), corsi di pittura (Emma), contatti con scena hardcore (Emma), pulizie (Francesco), biciclettate, ciclomeccanica con le scuole (Fra), incontro/condivisione idee, ricerca bandi, esperienza eventi/organizzazione musica, fotografia e video, conferenza sull’urbanistica e costi del territorio, passione palco.

Gruppo 3 — Senso di appartenenza al posto in cui vivo

Cartellone Gruppo 3 — intestato “7/6/2026 BUENAVENTURA” — sintesi di idee dense: senso di appartenenza al posto in cui vivo, bisogno di inclusione e relazioni in spazi fisici per i giovani, supportare gli anziani nell’uso delle nuove tecnologie, spazio per creare comunità e socialità per i giovani, una realtà che valorizzi le culture del paese, valorizzare lo storico del sito, manca un’attività non scolastica senza gerarchie, spazio vissuto con i giovani (bar-foresteria) aperto tutti i giorni, creare socializzazione di persone di diverse età non per interessi, antifascista, manca un centro culturale a Castelfranco, posizionamento multigenerazionale, coprogettare con Zephiro, donne straniere/madri/figli — corsi di lingua per stranieri, leggere ad alta voce ai bambini, scambio tra circoli, disponibilità per ripetizioni di lingua straniera

Quello con la mano disegnata in basso a destra. Più narrativo degli altri due. Estratti:

  • Senso di appartenenza al posto in cui vivo
  • Bisogno di inclusione e di relazioni in spazi fisici × giovani
  • Supportare gli anziani nell’uso delle nuove tecnologie
  • Spazio per creare comunità e socialità × i giovani — tutto è cambiato, non giocano più
  • Una realtà che valorizzi le culture del paese
  • Valorizzare lo storico del sito
  • Manca un’attività non scolastica senza gerarchie / contatti professionali
  • Spazio vissuto con i giovani (bar-foresteria) aperto tutti i giorni
  • Creare socializzazione di persone di diverse età, non solo per interessi — connotato come aperto e antifascista
  • Un posto dove incontrare arte e fare teatro
  • Un’alternativa ai centri parrocchiali
  • Si possono svagare senza accesso al digitale
  • Manca un centro culturale a Castelfranco
  • Posizionamento multigenerazionale
  • Coprogettare con Zephiro
  • Donne straniere e madri/figli — corsi di lingua per stranieri
  • Leggere ad alta voce ai bambini
  • Scambio tra circoli / comunicazione
  • Disponibilità per ripetizioni di lingua straniera

18:15 — il chill, fra i poster di vent’anni fa

A coordinare il rinfresco c’era Laura G.la barista storica del Buena 1.0, una di quelle persone che il bar lo aveva nel sangue, e che — allora come oggi — riesce a coinvolgere, elettrizzare, entusiasmare con due occhi e una battuta. Al suo fianco Freddy — di Spazio Zephiro, ed Ex Buena anche lui, dietro al bancone come ai vecchi tempi — e Gabriele C. di Genze, che ha lavorato come un matto tutto il giorno: il resto del gruppo Genze era cotto dalla sera precedente (il loro toga party annuale di fine attività), e con tutta la nostra benedizione si sono fatti perdonare con un solo ambasciatore.

Laura G. dietro il bancone di Zephiro mentre prepara il rinfresco: tappetini Campari, bottiglie di Schweppes e tonica, prosecco, una ciotola di patatine, bicchieri di carta in pila, sguardo concentrato. Dieci secondi rubati al lavoro del bar, da una che il bar lo ha nel sangue

Da quel momento è iniziata la parte fluida — chiacchiere, abbracci ritardati di vent’anni, gente che entrava per salutare e restava un’ora, gente che arrivava a serata iniziata e restava fino alle 22.

Alle pareti, i vecchi flyer del Buena — estratto dei 1200 eventi realizzati in 8 anni, fra concerti, feste, mostre, pasquette, banana party — erano appesi come un piccolo archivio a vista. Sui tavoli, fascicoli con i nomi delle band, le date, i Polaroid dei volti.


Verso le 22 — la smobilitazione

Quando la giornata è finita davvero, intorno alle 21:45, l’archivio era ancora lì. Gente in piedi che leggeva i poster, gente per terra che sfogliava i fascicoli, qualcuno che non si decideva ad andare via. Si è chiuso poco prima delle 22.

A fine serata, Spazio Zephiro durante la smobilitazione: vecchi poster e flyer del Buena 1.0 ancora appesi alle pareti di compensato, persone che leggono, si salutano, riordinano

A fine serata, smobilitazione dello Spazio Zephiro: Sergio e gli altri che smobilitano togliendo le locandine dalle pareti


I numeri

  • ~70 persone attivamente nei gruppi (15:30–18:00)
  • ~20 persone di passaggio — chi è arrivato dopo, chi è venuto solo a salutare
  • ~7 ore di evento, dalle 15 alle 22
  • 50 nuovi tesserati per Spazio Zephiro quel giorno — l’ingresso allo Zephiro è soggetto al tesseramento APS (5 €), e in quelle ore ne sono entrate 50 nuove tessere

Un patto di reciprocità con Zephiro

Spazio Zephiro ci ha ospitato gratis. In cambio, gli abbiamo portato 50 nuovi tesserati APS quel giorno. È così che si moltiplicano le energie del territorio: collaborando.


Grazie

A chi ha reso possibile la giornata:

  • Spazio Zephiro — che ci ha ospitato gratuitamente e collaborato all’organizzazione fin dal primo minuto (in cambio, 50 nuove tessere APS quel giorno)
  • Alessio Surian — il prof di UniPD che ci ha accompagnato nella metodologia, dai tempi del Buena 1.0 fino a questa domenica
  • Walesa — l’apertura
  • Valentina B. — il discorso che ha aperto i cuori
  • Enrica — la voce della restituzione
  • I sei coordinatori — Davide D., Andrea M., Sergio G., Laura V., Gianfranco M., Devid S.
  • Laura G. — il bar, da sempre e per sempre
  • Freddy (Spazio Zephiro, Ex Buena) — al bancone con Laura, come ai vecchi tempi
  • Gabriele C. + Genze — il motore della serata
  • Tutte e tutti quelli che sono entrati alle 15:30 e si sono presi una domenica per stare insieme

Cosa è passato dalla restituzione e cosa resta in agenda per il 4 luglio

Abbiamo confrontato a posteriori tutti i 40 biglietti scritti dai partecipanti — 15 dal Gruppo 1 + 18 dal Gruppo 2 + 7 post-it appesi ai cartelloni a parete (recuperati a posteriori dalle foto dei cartelloni Nostalgia canaglia e Che fetta puoi portare?) — con la sintesi VORREMMO uscita dalla restituzione collettiva delle 18, per essere sicuri che nessuna voce si perdesse lungo la catena biglietto individuale → cartellone di gruppo → sintesi orale. Quello che segue è il risultato di quel doppio controllo — pubblicato qui per trasparenza metodologica e perché vogliamo che chi ha scritto sappia che la propria parola è stata letta, anche quando non è arrivata al cartellone finale.

Le idee più ricorrenti nei 40 biglietti

#TemaQuanti biglietti la nominano
1Spazio autogestito per giovani / aggregativo culturale (alternativo a parrocchia / discoteca)12
2Concerti / musica dal vivo10
3Bar / luogo di aggregazione quotidiano8
4Biblioteca / club del libro / librerie / UBIK7
5=Aula studio5
5=Arti visive / pittura / street art / graffiti / “ballando dipingendo recitando suonando”5
5=Beni comuni / territorio / ambiente / natura / storia città5
8=Politica / formazione politica / dibattito4
8=Cucina / mensa sociale4
8=Inclusione migranti / italiano per stranieri4
8=“Itinerante” / non solo a Casteo / gite4
12Ciclofficina sociale + ciclomeccanica con le scuole (era 1, +pink note + ANDREA)3
12Scambio / swap / mutuo aiuto / GAS3
12Senza soldi / senza burocrazia3
12Aperto sempre / fino a mattina3

🟢 Una conferma per il punto 5 della sintesi VORREMMO

I 7 biglietti aggiunti contengono una voce che conferma con forza un punto della sintesi che a un primo confronto sembrava generico: Walesa lo scrive testualmente — “Vorrei sapere dove si fa cosa. Manca un aggregativo culturale, non so da dove si può iniziare ma so che ci sono cose in giro… UBIK, Teatro, Biblioteca, Librerie, Concerti — ma mi trovo la sera/il sabato che non so dove andare/cosa fare!”. Questo è esattamente lo spirito del punto 5 della sintesi (“Collaborazioni e informazione su cosa c’è già: Spazio Zephiro, le reti del territorio”). La sintesi aveva colto un bisogno reale: il Buena 2.0 deve fare da hub di mappatura del culturale di Castelfranco, oltre che da spazio.

🔴 Quattro temi forti che la sintesi finale non ha portato fuori — e che riportiamo in agenda

Tutte e quattro queste cose erano sui biglietti e scritte sui cartelloni di gruppo: si sono perse nel passaggio dalla discussione orale alla sintesi VORREMMO in cinque punti. Non per cattiva fede dei coordinatori — per la natura stessa di una sintesi rapida. Il 4 luglio le rimettiamo in tavola.

1. 🤖 Intelligenza Artificiale, controinformazione, “coscienza culturale”

  • Sui biglietti: Elvio Gatto (5212) propone esplicitamente “1) Intelligenza Artificiale e influenze su libertà – coscienza – emozioni delle persone; 2) Controinformazione rispetto a mass-media e social”. Alessio Surian (5207) aggiunge “promozione di software open source”.
  • Sul cartellone Gruppo 1: scritto in modo esplicito “①I.A. ②coscienza culturale ③controinformazione”.
  • Sulla sintesi VORREMMO: assente.
  • Il tema è urgente nel 2026 e va aggiunto alla griglia delle attività del Buena 2.0. È fra i pochi che parlano direttamente al nostro motivo fondativocontrastare le “scatole chiuse” digitali di cui parlavamo da prima del 7 giugno.

2. ✊ Antifascismo esplicito

  • Sui biglietti: due foglietti del Gruppo 1 lo scrivono letteralmente — G1-10 (“Uno spazio aperto e laico antifascista”) e G1-14 (“spazio antifascista”).
  • Sul cartellone Gruppo 3: scritto nel testo della sintesi di gruppo (“antifascista”).
  • Sulla sintesi VORREMMO: è stato condensato in “laico / alternativo alla parrocchia”. Una scelta politica esplicita è stata derubricata a un generico “laico”.
  • Vale la pena tenerlo come parola scritta — perché chi l’ha scelta sappia che la sua scelta è stata vista.

3. 🚶 “Itinerante” / non solo a Castelfranco

  • Sui biglietti: quattro voci. G1-03: “un’associazione culturale più itinerante, non solo a Casteo!”. G1-09: “associazione itinerante”. G1-04: “organizzazione di gite”. Emma G1-12: “sogno alternativo in provincia”.
  • Sulla sintesi VORREMMO: tutto è pensato come stanziale a Castelfranco.
  • È un’altra dimensione progettuale che va valutata: un Buena che cammina (gite, scambi, gemellaggi, eventi fuori sede) accanto a un Buena che resta.

4. 🌙 “Aperto sempre / fino a mattina”

  • Sui biglietti: tre voci. Anonimo 5206: “libertà di esprimersi a qualsiasi ora”. G1-05: “aperto e accessibile sempre”. G1-11: “uno spazio aperto fino a mattina”.
  • Sulla sintesi VORREMMO: si parla di “bar di apertura quotidiana” — ma è altra cosa rispetto al “h24” o al “fino a tarda notte”.
  • È una scelta di orario non da bar normale, che ha implicazioni concrete (sicurezza, gestione, autorizzazioni). Vale la pena affrontarla esplicitamente.

🟡 Sfumature minori da riprendere

Non sono temi grossi come i quattro sopra, ma sono dettagli scritti sui biglietti che meritano di non essere persi:

  • Bisso (G1-01): “spettacoli sulla scienza — la terra non è piatta” — proposta di alfabetizzazione anti-antiscientismo, da affiancare al tema 1 (IA + controinformazione).
  • Roberto (5204): “servizi di mutualismo conflittuale” — la formula politica precisa, dalla tradizione del mutuo soccorso operaio; la sintesi ha invece “mutuo aiuto”, che è più blando e cooperativistico.
  • Cristina Timis (5205): “senza burocrazia, regole, DDL, decreti, permessi… NOIA!!! :)” — un’esplicita dimensione antiburocratica che vale come principio operativo (cfr. anche G1-09: “non uno spazio da gestire”).
  • Anonimo G1-11: “uno spazio dove ci si possa sentire come a casa, trovare facce familiari” — il tono emotivo-affettivo che la sintesi non cattura.
  • Sergio Gazzola (5210): “una compagnia disposta a fare cose pazze!” — lo spirito creativo-anarchico del fondatore, che è anche nel cartellone Gruppo 1 (“cose pazze”).
  • Emma (G1-12) + G1-14 (anonimo): Bull Brigade, “band punk hardcore attuali” — la scena musicale specifica (oi! / punk / hardcore), ridotta nella sintesi a un generico “concerti”.
  • Anonimo 5206: “corsi di cucina molecolare” — la specificità sperimentale persa nel generico “cucina”.
  • Roberto Bisso/cartellone G2: “ciclomeccanica con le scuole”, “fotografia e video facile”, “conferenza su urbanistica e costi del territorio” — sotto-categorie operative.

🟢 Cosa la discussione ha aggiunto rispetto ai biglietti

Da onesta segnalazione: buona parte dei punti della sintesi VORREMMO che non si trovano nei biglietti vengono dalla discussione di gruppo — sono entrati nei cartelloni grazie a chi ha parlato.

VoceNei bigliettiSul cartellone gruppo
Foresteria / ostellomaiGruppi 2 e 3
GAS (gruppo acquisto solidale)maiGruppo 1 retro
CoromaiGruppo 1 retro
Dialoghi nonviolentimaiGruppo 2
Microfono aperto / Speakers’ CornermaiGruppo 1 retro
“Piantiamo alberi”mainon identificato sui cartelloni

→ La discussione orale ha funzionato — ha aggiunto idee che nessuno aveva scritto. Allora come fonte di ricchezza vale tantissimo. Quello che resta da migliorare è il passaggio dal cartellone alla sintesi finale, dove qualcosa è caduto.

Cosa portiamo al 4 luglio

In sintesi: 5 punti VORREMMO + 4 temi forti riportati + ~7 sfumature minori da non perdere. Su queste cose, il 4 luglio non discutiamo se farle: discutiamo come e chi.


Verso il 4 luglio

Il 7 giugno è stato il giorno zero.

Il 4 luglio è la prima soglia operativa: si parte da quello che è scritto sui tre cartelloni, e si decide insieme chi fa cosa. Niente comitato di selezione, niente direttori d’orchestra: assemblea orizzontale, mandati specifici, scadenze a vista.

Se sei venuto il 7 giugno, ci aspetti. Se non sei venuto e leggi questo: questo è il momento di esserci.

Sabato 4 luglio 2026, pomeriggio — Castelfranco Veneto.

Sede e orario esatti: in pagina Eventi appena confermati. Per essere avvisato: scrivi a [email protected] o lascia tua email/cell per partecipare.


Un centro culturale indipendente non si fa per delega.