Il giorno zero è stato il 7 giugno 2026
Domenica 7 giugno, a Spazio Zephiro: settanta persone che hanno partecipato attivamente ai tre gruppi + altre venti di passaggio, due ore di confronto su cosa vorrei e cosa potrei fare, una restituzione collettiva alle 18, l’aperitivo, e una serata che si è chiusa senza che nessuno avesse voglia di andare via.
→ Il resoconto integrale: «Il giorno zero — 7 giugno 2026»
Foto dei tre cartelloni, le voci raccolte dai biglietti, i numeri della giornata. Chi non c’era, leggendolo si accorge di essersi perso qualcosa — si dice per onestà, non per fare effetto. Chi c’era, lo ritrova.
Il 4 luglio è successo — dalle idee all’azione
🚧 Resoconto in lavorazione
Le prime foto e la scaletta della giornata sono già nella pagina dedicata al 4 luglio. Testi, voci raccolte, elenco definitivo delle commissioni nate a fine giornata: si aggiungono nelle prossime ore/giorni man mano che chiudono le trascrizioni degli audio.
Lascia qui email/cell per essere avvisato quando il resoconto è integrale.
Sabato 4 luglio 2026, ore 16:00 – 20:00
Sala Mostre della Barchessa Zorzi — Riese (TV), accanto a Villa Eger (sede del Comune di Riese)
Ventotto persone attorno al tavolo. Tre dibattiti di principio su governance, spazi/risorse umane, spazi/risorse economiche. Paul Bogen ha aperto il pomeriggio. Alla fine si sono definiti i primi gruppi di lavoro.
Il 7 giugno era stata la porta che si era riaperta. Il 4 luglio è stato la prima soglia operativa: chi resta, su cosa, con chi.
Niente comitato di selezione, niente direttori d’orchestra. Assemblea orizzontale, deliberazione collettiva, mandati specifici e revocabili, scadenze a vista. Abbiamo lavorato secondo l’unica forma che il Buena ha conosciuto bene: ognuno il suo pezzo, tutti che decidono, tutti che rispondono.
Chi è venuto il 4 luglio si è impegnato su qualcosa di concreto — anche un’ora al mese, anche un solo mestiere — perché un centro culturale indipendente non si fa per delega.
I tre temi che abbiamo attraversato
Abbiamo lavorato in cerchio su tre dibattiti di principio, partendo dall’ipotesi concreta di “uno spazio aperto quotidianamente”:
- Governance — come prendiamo le decisioni, con quale legittimazione, con quale equilibrio fra assemblea e direttivo
- Sede-Spazi e sostenibilità / Risorse umane — chi tiene aperto uno spazio quotidiano, con quali ruoli, con quali equilibri che durano nel tempo
- Sede-Spazi e sostenibilità / Risorse economiche — come si finanziano le spese di uno spazio quotidiano, da quali fonti, con quale mix che dura nel tempo
Su questi tre temi nessuno è arrivato con le risposte pronte in tasca. Si voleva sentire la sala. La sala ha parlato.
A chiusura si sono fissati i primi gruppi di lavoro tecnici che partono da oggi — Sede, Eventi, Rete e Viaggi di studio, Assemblea Elettiva, Fondi, e altri emersi dai dibattiti stessi.
E adesso
Il filo non si spezza in luglio. Gli incontri successivi sono già fissati a partire dal 5 luglio in poi, settimanalmente. Si entra in qualunque momento. Lascia qui email/cell se vuoi che ti avvisiamo sui prossimi.
Grazie
Ringraziamo l’Associazione Due Mulini per la collaborazione nella realizzazione dell’evento del 4 luglio.
Paul Bogen è stato con noi
A ventun anni dal meeting TEH del 2005, Paul Bogen (sul palco in accademico durante il meeting) è tornato a Castelfranco e ha aperto il pomeriggio del 4 luglio — fermandosi una settimana intera in città.
Paul è stato per molti anni Presidente di Trans Europe Halles, la rete europea dei centri culturali indipendenti, ed era a Castelfranco nel maggio 2005 quando il Buena ospitò il 59° meeting TEH. Fu lui che, alla fine di quel meeting, lasciò al Buena la riga citata qui sotto — quella sui filosofi e i politici. Il 4 luglio quella riga è tornata esattamente da dove era partita: in mano a chi prova di nuovo a cambiarlo, il mondo, almeno il pezzo di Castelfranco.
Averlo lì di persona, sulla soglia del Buena 2.0, è stato il sigillo internazionale di cui non sapevamo di aver bisogno — e che, evidentemente, qualcuno aveva pensato a recapitarci.
Se vuoi entrare adesso
Il 7 giugno e il 4 luglio sono state due tappe di una cosa che continua. Se non c’eri, non resta niente fuori: il materiale di partenza esiste già — sono i tre cartelloni e le voci scritte sui biglietti da chi c’era. Leggili per orientarti:
- 📖 Il resoconto del 7 giugno — cartelloni, biglietti, atmosfera della giornata
- 🎙️ Voci — testimonianze scritte dagli ex Buena nelle settimane precedenti l’evento
E un promemoria utile a chi viene per la prima volta: cos’è davvero un centro culturale indipendente? Non è un’invenzione castellana né un sinonimo di centro sociale. È una formula europea con cinquant’anni di storia, codificata dalla rete Trans Europe Halles di cui il Buena ha fatto parte dal 2003 fino a qualche anno dopo la chiusura — e a cui contiamo di rientrare appena ripartiremo. Se non l’hai mai sentita raccontare bene, leggi Cos’è un centro culturale indipendente — sono cinque minuti che fanno la differenza.
Tra i materiali di lavoro c’è il Design Handbook — finalmente in Italiano! (PDF) — una raccolta di principi, esempi e strumenti utili per pensare insieme spazi, eventi e relazioni nuove. Una fonte di ispirazione, non una ricetta. Versione in italiano — traduzione con Claude (Anthropic AI), edizione e composizione a cura di Giulio Favotto; resta disponibile anche l’originale inglese (PDF, 14 MB).
E la sezione «Esperienze» di Semi sotto la neve — racconti dal vivo di realtà autogestite, comunitarie, libere. Storie che parlano la stessa lingua del Buena.
Un messaggio al Buena — Paul Bogen, 2005 → 2026
Nel maggio 2005 il Buenaventura ospitò il 59° meeting europeo Trans Europe Halles. In quei giorni il team del Buena chiese a un piccolo think tank di delegati esperti — fra cui Paul Bogen — un parere sul futuro del Circolo. La parte conclusiva del documento fu questa:
«Qualunque cosa decidiate per il futuro di Buenaventura, è una vostra decisione. Quello che vi abbiamo consigliato sono solo le nostre opinioni e i nostri pensieri.
L’unico mio consiglio — citando un po’ a sproposito il padre del Socialismo — è che «i filosofi e i politici passano la maggior parte del loro tempo a parlare e discutere di cosa non va nel mondo, quando l’importante è cambiarlo».»
— Paul Bogen, think tank per il Buenaventura, maggio 2005
(Design Handbook for Cultural Centres, p. 63 — vedi anche la versione in italiano — traduzione con Claude (Anthropic AI), edizione a cura di Giulio Favotto)
Ventun anni dopo, quella decisione la stiamo prendendo — e Paul Bogen è tornato di persona il 4 luglio, a chiudere il cerchio.
Per la cronologia storica del Buena 1.0 (1999–2011): vedi Archivio → Storia → Timeline.
